Tempo di bilancia

 

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Chiusi i bilanci di fine anno, quelli che ho avuto giorni e giorni per farli quadrare e che soddisfatta MAI, eccomi disaddobbata e appesantita nel lunedì che più lunedì è impossibile immaginarlo. Che il 7 gennaio cada il primo giorno della settimana è una ingiustizia cosmica, pari solo al 25 Aprile di domenica, ma il 25 Aprile è comunque già primavera da un pezzo e tanto basta a perdonargli ogni qualsivoglia collocazione calendarica non favorevole.

Oggi è quel domani più nominato e temuto degli ultimi tempi. “Da domani basta” è echeggiato su tutte le tavole della befana imbandite di ogni avanzo e non solo, tanto che nel giro di una settimana s’è passati dai bilanci alla bilancia e per me clemenza nemmeno lì.

La foto di questo post non è attinente. Il faro di Gabicce Mare nulla ha a che vedere con il mio sovrappeso dei di di festa, però svetta e mi sa in armonia con i buoni propositi di inizio anno.  Punto al cielo e mi faccio ambiziosa, chissà che non funzioni!? In alternativa avevo una foto della neve in Salento, una cosa da wow!, ma non da me. Facciamo che nel 2019 IO sono ME, così… tra me e me, e poi vi racconto come va a finire.

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Errori di marketing

Stamattina sono andata in libreria. Un po’ per scaricare una sorta di tensione da routine-nervosismo (e la domenica il mio parrucchiere è chiuso, me tapina!), un po’ perché nella lista “regali di Natale ancora da acquistare” un paio di voci le avrei  flaggate volentieri comprando libri. Insomma, ho girovagato tra gli scaffali dei vari reparti evitando accuratamente quelli delle ultime uscite dove ovviamente stazionano tronfi libri a prezzo  pieno, sempre più pieno (la media è sui 17 euro e scoraggerebbe qualsiasi aspirante lettore, manco ce ne fosse bisogno). In un settore  a margine dell’ala nord della libreria, quello dedicato all’arte, la mia attenzione si è focalizzata sulle bellissime  copertine di una serie di volumi di art therapy, libri da colorare antistress. A sfogliarli ti si spalanca un mondo di disegni meravigliosi. Pagine e pagine di nero su bianco ricche di dettagli minuziosi tutti da colorare. Ottima idea regalo, cioè… a me piacerebbe ricerverne uno in dono, se non fosse per quell’ “antistress ” così palesemente dichiarato in copertina. Regalare un oggetto così bello con il sottotesto “rilassati”, non mi sembra molto elegante.  Ecco, ho desistito e ho messo in carrello tre romanzi scelti  a naso tutti per me. Per il resto flaggo domani che è lunedì e il mio parrucchiere sarà ancora chiuso.

 

Stiamo Friscus

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La scorsa notte ho dormito poco e male. Problemi di digestione causa pizza a lievitazione frettolosa. E dire che m’ero premurata di usare un mix di farine del  range proteico consigliato per le lunghe lievitazioni, tra 9 e 12.  Evidentemente una lievitazione di 7 ore non è considerata sufficientemente lunga, tant’è che occhi sbarrati, sudore, gonfiore addominale e pensieri (chissà poi perché vengono solo pensieri brutti quando si sta così!?) mi hanno torturata fino a una certa ora. Questa l’inutile premessa all’argomento “che c’è per cena stasera?!”. Un’insalatina  è d’uopo, consigliatissima anche qualche foglia di valeriana. E polpette. Impasto semplice, macinato di scottona, grana padano, uovo, noce moscata, un pizzico di sale e per finire una croccante panatura di Friscous.

Tra i vari pensieri della notte scorsa, anche quello di aver saltato due giorni del mio personale calendario dell’avvento. Già ho i sensi di colpa per questo neonato blog e mi pare cosa buona.

 

Cobalto

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Io mica so  a quale tonalità corrisponda esattamente il blu cobalto.  Però ieri pomeriggio di ritorno dalla mia camminata in spiaggia mi si è palesato uno spettacolo di colori al tramonto che  d’istinto ho esclamato: toh, il cobalto!

La foto purtroppo non rende esattamente né le sfumature né le emozioni, però che spettacolo la natura!

 

A proposito di trame

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Pare sia tornata la moda dei maglioni over size stile irlandese. Vogliamo non cedere alla tentazione di averne uno?!

È che a far shopping si farebbe anche presto. Con 20€ da Zara troviamo taglie e colori assortiti, 40% nylon, 55%acrilico, 5%lana. Altrimenti, investendo un migliaio di euro, potremmo portare a casa una maglia in cashmere, semplicemente  varcando la soglia di una boutique.

Ma sì, cediamo ai dettami più fashion e sferruzziamo, finché acrilico non ci separi.

La casina di Ada

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Addolorata, Ada per tutti tranne per quelli dell’anagrafe, si era impuntata: lei, il suo bastone e i suoi 89 anni non avrebbero abbandonato la casina al primo piano, “nemmeno con i carabinieri” ripeteva alludendo alla remota possibilità di uno sfratto coatto. In realtà nessuno sfratto era contemplato: la casina al primo piano, proprietà di famiglia fin dalla seconda metà dell’800 era, tra l’altro, una costruzione solida e ben tenuta, ma a causa di una  scala dai ripidi gradini, costringeva Ada a far vita da reclusa.

L’anziana nonnina non cedeva alle lusinghe di una comoda sistemazione alternativa da scegliere tra un ventaglio di possibilità che andavano dal ricovero presso un allegro ostello volgarmente detto “casa di riposo” o “ospizio”, alla convivenza con la sorella più  giovane di 15 anni che viveva in una villetta   nel paese limitrofo a quello di Ada; tutta al pian terreno ok, ma pur sempre collocata in quel postaccio che diede i natali al suo ex. Così ogni qualvolta le si proponeva il trasferimento presso la magione dell’amata sorella, Ada, rabbuiandosi puntava il pastone picchiando il pavimento e passava dal “nemmeno con i carabinieri” al “manco morta” senza concedere possibilità di replica. Addolorata (in nomen omen) abbandonata sull’altare 70 anni prima, odiò per tutto quel tempo il suo promesso sposo e l’intero paese di lui.

Fu così che iniziarono le auditions per selezionare una badante, veri provini in stile x-factor con un unico giudice selezionatore: Addolorata, Ada per tutti. Ma questa è un’altra storia.